Passa al contenuto principale
Gesuiti
Archivio Storico
Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
News
Archivio Storico Curiosità e notizie La partenza dei missionari
Curiosità

La partenza dei missionari

Gesuiti missionari alla messa di saluto prima della partenza. Lonigo - Archivio Storico - Gesuiti, Provincia Euro-Mediterranea

La partenza dei gesuiti diretti alle missioni era un momento molto sentito sia dalla comunità religiosa sia dalla cittadinanza che si riuniva per salutare i gesuiti in partenza. Leggiamo insieme come si svolgeva la cerimonia.

La fonte

La fonte di oggi è il diario di casa della comunità di Lonigo che dal 1933 al 1967 ha ospitato il noviziato della Provincia Veneto – Milanese e da cui sono partiti diversi gesuiti per le missioni. Non è però l’unica a nostra disposizione. L’historia domus delle comunità segnala l’arrivo o la partenza di gesuiti che lasciano la comunità per una nuova destinazione: per le missioni o per un’altra residenza della Provincia. Anche nei diari di casa dei noviziati e degli scolasticati delle altre storiche province si trovano i racconti dei gesuiti in partenza per le missioni.

Ci sono anche testimonianze fotografiche che raccontano le cerimonie di saluto ai missionari e il momento della partenza, conservate negli album del fondo fotografico delle province ma anche nei fascicoli personali dei gesuiti.

Se un ricercatore volesse ricostruire la storia di un missionario dovrebbe partire proprio dal fascicolo personale. Tuttavia è necessario ricordare che le carte dei missionari non si conservano solo nell’archivio storico della provincia d’origine ma anche in quella di destinazione, alla quale sono stati spesso trascritti o applicati. Esiste dunque un fascicolo personale sia nell’archivio della provincia d’origine che in quella di destinazione. Inoltre le carte personali del missionario – lettere, omelie, appunti, diari – presenti nella sua camera al momento della morte sono inviate all’archivio storico della provincia a cui ormai appartiene.

Sognare la missione

Molti aspiranti gesuiti sognavano già la missione prima di entrate in noviziato, ce lo dicono essi stessi quando compilano le memorie di ingresso in noviziato. Durante la prima probazione o subito dopo alcuni scrivono al Provinciale e poi al Generale per chiedere di essere inviati in missione. Si tratta delle cosiddette “Indipetae”: lettere attraverso le quali i gesuiti chiedono al p. Generale di essere inviati in missione.

Non tutti coloro che esprimono questo desiderio lo vedono realizzato, per diverse ragioni. Il Provinciale verificava la loro idoneità – fisica e spirituale – poiché la vita in missione poteva essere molto dura. A volte sono anche le contingenze storico – politiche a non consentire di accettare la richiesta. Come nel caso di p. Mario Delmirani che chiede più volte di andare in Cina come missionario, ma siamo tra 1947 e 1950 il clero in Cina è perseguitato e sarebbe troppo pericoloso partire. Inoltre il Provinciale ed i gesuiti che valutano la richiesta di coloro che desiderano andare in missione spesso notano che il carisma di queste persone è un altro e che può essere speso per altri apostolati: la scuola, la predicazione in provincia, la direzione di opere. Dunque a fronte di centinaia di richieste che ogni anno pervenivano al p. Generale, erano molto meno coloro che effettivamente partivano per la missione. Spesso iniziavano a studiare la lingua e la cultura del luogo di destinazione già molto prima di partire, imparando anche l’inglese e il francese che spesso erano indispensabili per comunicare con autorità e altri ordini religiosi già sul posto. Una volta che il p. Generale aveva indicato loro la destinazione, si organizzava la cerimonia di saluto prima della partenza.

Dal diario di casa di Lonigo

Leggiamo insieme come viene raccontata la giornata di saluto per alcuni missionari. È l’8 febbraio 1948 ed il diario di casa di Lonigo racconta:

Messa cantata da p. Zucol con predica di p. Springhetti alla presenza degli altre tre missionari partenti: P. Leonardi, f. Cantori, f. Calligario Rubilio. Pranzo speciale: antipasto, secondo piatto, dolce vino, caffè. Alle 15.30 funzione in Duomo: la comunità assiste e partecipa ai Vespri. Poi Monsignore sale sul pulpito coi Neo – Missionari e P. Springhetti. Brevi parole di p. Springhetti e poi discorso di Monsignore che consegna ai singoli il Crocifisso. Dopo benedizione Eucaristica, mottetto, Tantum Ergo, inno missionario. Dopo che la gente ha baciato il crocifisso foto della comunità sulla gradinata del Duomo. Ritornati a casa accademia in onore dei partenti.

Un paio d’anni dopo, l’undici giugno 1950, c’è una nuova cerimonia per i missionari in partenza:

Festa dei due partenti. Presenziano alla messa delle 5 e mezza, 6 e mezza, 7 e mezza in S. Fermo e delle 9 in Duomo dove parlò a tutte le messe p. Springhetti Silvio. Alle messe vennero distribuite delle buste che vennero ritirate alla funzione della sera in Duomo, tenuta alle 16 con: Vespri, predica di Monsignore con consegna del crocifisso, benedizione di p. Fernandez in inglese tradotta da Springhetti. Alla fine si fa una foto sulla gradinata del Duomo.

Come abbiamo letto la consegna del crocifisso è un momento simbolico molto importante ricorda la finalità della vita dei missionari ma anche la storia di chi prima di loro è anche andato incontro al martirio.

Alla fine della cerimonia venivano scattate foto ricordo, una di queste è quella che accompagna la puntata di oggi. La didascalia recita: “L’addio agli araldi di Cristo”.

È interessante notare che spesso i missionari non indossano più la veste da sacerdote come i propri confratelli ma un abito diverso, lo stesso utilizzato nei territori di missione. È bianco per chi vive in zone calde per combattere il caldo, talvolta arancione soprattutto in Africa. Spesso quando partono hanno già la barba lunga, per conformarsi alla cultura del posto e anche perché i missionari evitavano ferite e infezioni che potevano verificarsi con la rasatura. I gesuiti diretti in Cina, in modo particolare, hanno sempre la barba lunga. P. Vincenzo Marchi, missionario in Cina era ritratto proprio in abiti caratteristici della cultura cinese. Il viaggio per la missione poteva essere molto lungo e non privo di disavventure.

Dopo la partenza

La maggior parte dei gesuiti partiti per la missione, soprattutto tra Ottocento e primi decenni del Novecento, non ha più fatto ritorno a casa. La vita dei missionari proseguiva e diventavano membri delle nuove province e vice province formatesi dalle missioni che via via diventavano indipendenti dalla “provincia madre”.

Questo però non vuol dire che i contatti con la famiglia, la provincia ed i confratelli si interrompessero.

Ne abbiamo diverse testimonianze. P. Vincenzo Marchi, ad esempio, partito proprio il 20 settembre 1870, dopo lungo un viaggio arrivò in Cina. Morirà qui decenni più tardi ma nel frattempo tiene i contatti con la sua famiglia e la Provincia. Conosciamo molti aspetti della sua vita e del suo apostolato proprio dalla sua penna: ha scritto infatti decine di lettere che il nostro archivio storico conserva.

P. Bortone, anche lui missionario in Cina, appartiene alle generazioni successive. Tornerà in Italia, dove continuerà la sua vita religiosa. Mentre era in Cina si era tenuto in contatto con il fratello, divenuto anch’egli gesuita, il quale ha conservato le lettere, rilegandole. Grazie a lui oggi è possibile consultare la corrispondenza dalla Cina.

La maggior parte dei missionari scriveva al Provinciale per informarlo del proprio apostolato, delle difficoltà incontrate o delle sue necessità. I ricercatori possono leggere molte di queste lettere, pubblicate nelle Lettere edificanti. Troviamo qui anche i necrologi dei missionari che spesso ripercorrono la loro vita in missione.

Le vicende dei missionari sono testimoniate anche dalle riviste delle province e in modo particolare da “Missioni”. La provincia manteneva i contatti con i missionari proprio attraverso le riviste. Qui spesso i religiosi pubblicavano annunci e appelli per raccogliere elemosine o finanziare i progetti delle missioni.

Infine le Province mantengono un forte legame con le missioni anche attraverso le giornate missionarie. In queste occasioni le comunità organizzavano mostre, proiezioni, concerti, conferenze per raccontare il lavoro dei missionari, anche attraverso i manufatti provenienti dalle missioni (disegni, statue, animali imbalsamati, tessuti ricamati, fotografie). A Lonigo i gesuiti hanno organizzato diverse esposizioni missionarie.

La partenza del missionario quindi non interrompe il rapporto che lo lega alla famiglia d’origine e a quella religiosa.

Maria Macchi