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Le missioni delle province italiane

Sei missionari gesuiti della Provincia Romana fotografati in Cina - Archivio Storico - Provincia Euro-Mediterranea

Quali e quante missioni avevano le storiche province italiane? Dove si trovavano? Parleremo delle missioni della Nuova Compagnia, non dell’Antica di cui purtroppo il nostro archivio non conserva documentazione. La puntata di oggi non è esaustiva sul tema: talvolta le province hanno avuto alcune missioni solo per un breve periodo, prima che queste passassero ad altre province limitrofe, o a causa di avvenimenti storici.

Caratteristiche della missione

La Compagnia di Gesù, come altri ordini religiosi, divide il mondo in determinati territori chiamati Province per meglio amministrare case, opere e gesuiti.

A capo di ogni Provincia vi è un Provinciale che si tiene sempre in contatto con il Generale. I territori delle missioni dipendevano da una determinata Provincia.

Ogni Provincia aveva le proprie missioni. Non dobbiamo però pensare che un territorio vasto, come ad esempio la Cina, dipendesse da un’unica Provincia. Infatti diverse province italiane ed europee avevano le proprie missioni in zone diverse della Cina.

Nel corso del tempo le missioni sono diventate prima vice – province e poi province della Compagnia, del tutto indipendenti dalle “province – madre” europea o occidentale.

Il Nunzio Apostolico

Inoltre non bisogna mai dimenticare che nei territori di missione convivevano diversi ordini religiosi sia maschili che femminili, in contatto con la Santa Sede attraverso il Nunzio Apostolico.

Questa figura era un punto di riferimento fondamentale sia per il clero diocesano locale che per i vari ordini religiosi e spesso riceveva relazioni o richieste di finanziamenti che inoltrava alla Santa Sede.

L’archivio prodotto dalla Nunziatura è oggi conservato in Archivio Apostolico Vaticano dove periodicamente vengono versate le carte di tutte le nunziature. Per questo motivo per una ricerca sulle missioni delle province italiane della Compagnia di Gesù, oltre al nostro archivio, è necessario rivolgersi anche all’Archivio Apostolico Vaticano.

Archivi della Compagnia

Proprio perché i territori di missione sono diventati delle province non è possibile pensare di limitarsi a svolgere una ricerca solo nel nostro archivio. Le fonti archivistiche prodotte da case e collegi, come la corrispondenza del Superiore, i diari di casa, le carte personali dei gesuiti defunti ed i registri scolastici, non si trovano nel nostro archivio ma in quello della provincia che oggi esiste negli ex luoghi di missione. Sarà dunque sempre indispensabile contattare anche gli archivi storici delle locali province. Infatti molte di queste hanno oggi un archivio storico aperto ai ricercatori, citiamo, a titolo di esempio, quello del Madurai.

È imprescindibile una ricerca presso l’ARSI, l’archivio centrale della Compagnia di Gesù. Qui si conserva la corrispondenza tra Generali e Provinciali, una seconda copia delle historiae domus, informazioni di vario tipo sulle missioni, anche a partire dell’Antica Compagnia.

Il gesuita che parte per le missioni lo fa spinto dalla propria volontà e chiede di partire, questa richiesta in passato veniva fatta per iscritto, si tratta dell’indipeta.

Non dobbiamo pensare che un gesuita della Provincia Sicula potesse essere destinato solo ed esclusivamente alle missioni proprie. P. Cataldo, ad esempio, è un gesuita della Sicula eppure parte per le Montagne Rocciose. Il Generale chiede ai vari provinciali i gesuiti necessari in determinati luoghi, in base ai loro talenti e alla loro formazione.

Scopriamo dunque quali fossero le missioni dipendenti dalle cinque storiche province italiane.

Provincia Veneto – Milanese

Anche se l’Albania era parte integrante della provincia, inizialmente era considerata una delle sue missioni. Oltre alla residenza di Scutari infatti il resto del Paese era parte della cosiddetta “missione volante”. Per sei mesi l’anno i gesuiti si dedicavano alla predicazione ed evangelizzazione nei vari villaggi albanesi, sulle montagne e nelle località più remote. Per questo la missione era detta “volante”, visto che padri e fratelli erano un po’ ovunque.

Poco più a nord si trovava anche la cosiddetta missione “Illirico – Dalmata”: i gesuiti vivevano nella residenza di Ragusa (oggi Dubrovnik), nei collegi di Spalato, Zara e Fiume. Spesso pensiamo alle missioni come luoghi molto lontani ma questi esempi ci dimostrano che in realtà fossero anche limitrofi come i Balcani.

Tra le missioni della Veneto – Milanese una delle più grandi e lontane era quella in India, nel Mangalore e nel Kerala. Qui si trovavano: il collegio dedicato a S. Luigi Gonzaga nel Mangalore, le residenze a Tellicherry, a Calcutta, a Kannur e nel Madurai. La Provincia aveva anche una missione nel Ceylon, a Kandy e una nel Bengala occidentale.

Sfogliando i cataloghi possiamo verificare l’apertura delle varie residenze e quanto diventino più popolate di gesuiti man mano che passano gli anni.

Provincia Torinese

I missionari della torinese erano invece destinati, per la maggior parte dell’Ottocento, sia alle Montagne Rocciose – che attraversano diversi stati degli Stati Uniti– sia in Alaska.

Nelle difficili terre dell’Alaska erano attive residenza a Kalispell e Colville, ma anche a Nulato. Sono i nomi che troviamo nei cataloghi storici e nelle fonti, oggi in molti casi sono cambiati. Nelle Montagne Rocciose, si trovavano residenze e collegi a Spokane, nel Montana, nell’Idaho e nell’Oregon.

La Provincia ha avuto anche una missione nella California dove troviamo: il collegio S. Ignazio a San Francisco, quello di Santa Clara, quello a San José e a Los Gatos.

La Provincia Torinese, insieme alla Romana, aveva una propria missione in Cina, nella provincia cinese di Anhwei, a Peng-Pu, oggi Beng Pu nell’attuale prefettura di Anhui. Qui i gesuiti avevano una scuola, gestivano il seminario, inoltre erano dediti all’apostolato in diverse cittadine, spesso di piccole dimensioni, che troviamo elencate nei cataloghi.

Provincia Romana

Le missioni dipendenti dalla Provincia Romana si trovavano in zone del pianeta molto diverse tra loro. In Oriente troviamo quella già menzionata, in Cina, a Peng-Pu. In una prefettura diversa e sulla costa, ma sempre nella parte della Cina Orientale si trova Shangai parte della missione della Provincia Romana.

Qui fu destinato p. Vincenzo Marchi che morirà proprio a Shangai nel 1912, qualche anno prima che arrivi p. Bortone che invece è dovuto tornare in Italia. Sognava la Cina anche p. Delmirani che però non è mai diventato missionario.

Alcuni gesuiti della Provincia Romana, a fine Ottocento furono destinati in Siria, che però non era una missione di questa provincia ma di una delle storiche province francesi.

Andando invece verso ovest, rispetto all’Italia, la Provincia Romana aveva, fin da metà Ottocento, una missione in Brasile dove nel corso del tempo sono stati attivi: il collegio a Itu e a Nova Friburgo, la residenza a Pernambuco, la residenza del Santissimo Cuore a Itajaí, quella a Rio de Janeiro e una a Nova Trento.

Provincia Napoletana

I missionari della Napoletana, nell’Ottocento, venivano inviati soprattutto in America. Infatti la missione comprendeva gli stati del Nuovo Mexico e del Colorado dove erano attivi i collegi e le residenze ad Albuquerque, a La Junta, a Las Vegas e a Guadalupe, di cui conserviamo historie domus e corrispondenza. Più tardi invece la Provincia ebbe anche una missione nello Sri Lanka, un tempo chiamato Ceylon, e in modo particolare nella città di Galle dove furono destinati missionari ancora negli anni Sessanta del Novecento.

Provincia Sicula

La Provincia Sicula ha avuto invece due missioni, molto piccole, corrispondenti alle isole di Syro e Tino nel Mar Egeo ma anche una missione più a est, quella a Costantinopoli dove gestiva il collegio di Santa Pulcheria. Nel corso del tempo nella missione greca viene aperta anche la residenza di Atene. Molti gesuiti destinati a queste missioni erano maltesi.

Provincia di Malta

Malta era parte integrante della Provincia Sicula e divenne provincia autonoma nel 1947 in un periodo in cui le missioni iniziano il processo di distaccamento dalle province per diventare vice – province e poi missioni indipendenti. La vocazione di moltissimi maltesi però è stata proprio la missione. La maggior parte è stata destinata in India o in Sri Lanka, altri in diversi paesi dell’Africa.

Molti dei gesuiti che attualmente vivono a Malta, sono ancora applicati alle province dell’India.

Fonti a stampa

Sono numerose le fonti a stampa disponibili per chi volesse studiare le missioni. Partiamo dal catalogo storico, consultabile online sul sito dell’ARSI, dove possiamo osservare quanto inizia ad essere menzionata la missione in una determinata provincia, i gesuiti che man mano qui vengono destinati ed i loro incarichi.

Ogni provincia ha poi pubblicato le proprie “Lettere edificanti”: la corrispondenza scritta dai missionari al provinciale per raccontare la vita quotidiana nelle missioni, le difficoltà nel portare avanti l’apostolato e per descrivere la missione. Le lettere erano pubblicate annualmente e alla fine del volume spesso si trovano i necrologi dei missionari.

Le Province intorno agli anni Trenta, Quaranta iniziarono a pubblicare le proprie diviste con approfondimenti sui missionari, articoli dedicati alla loro partenza o alla loro vita.

C’è stata una rivista interamente dedicata al tema: “Le missioni”, gestita dalla Provincia Veneto – Milanese che poi adotterà il nome di “Popoli e missioni” e infine di “Popoli”.

In alcuni casi le missioni hanno pubblicato anche un proprio bollettino. Nel nostra sala studio abbiamo le notizie della missione di Pengpu, oggi Bengbu nella provincia di Anhui, in Cina, dal 1924 al 1950.

Oggi le province non hanno più missioni, poiché quei territorio nel corso del tempo sono diventati vice – province e poi province indipendenti, un processo favorito anche dalla decolonizzazione e dalle vocazioni locali. Non sempre infatti i missionari riuscivano ad imparare la lingua e la presenza del clero europeo ha spesso portato disequilibri linguistici e culturali laddove i religiosi preferivano esprimersi in inglese o francese, lingue dei colonizzatori.

Attualmente sono le opere, come il Magis, ad occuparsi di progetti di sviluppo locali in diversi paesi dell’Asia, dell’Africa e in Sud America insieme agli uffici delle province locali.

Maria Macchi