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La visita canonica

Fotografia che ritrae il Provinciale e una comunità di gesuiti durante una visita canonica - Archivio Storico - Gesuiti, Provincia Euro-Mediterranea

In cosa consiste la visita canonica? Come veniva organizzata in passato e quali sono le differenze con quelle di oggi?

La visita canonica permette al Provinciale di visitare, una volta l’anno, tutte le comunità della Provincia e incontrare singolarmente tutti i gesuiti che la compongono.

Il lavoro del Provinciale

Gli impegni di un Provinciale sono molteplici: il governo della Provincia, i contatti con le comunità, le opere ed i singoli gesuiti, le consulte e le riunioni con tutti gli enti, la corrispondenza con il Padre Generale, con la Santa Sede ed i Vescovi, gli incontri con associazioni e istituzioni interne ed esterne alla Compagnia di Gesù.

Proprio per poter essere vicino a tutte le realtà presenti nel territorio della Provincia e poter essere aggiornato e informato sui confratelli, le loro attività e le opere, il Provinciale dispone di un importante strumento: la visita canonica.

Non è il solo mezzo a sua disposizione: si avvale anche delle historiae domus che annualmente ogni comunità gli fa pervenire ma anche dell’aiuto di propri confratelli specificamente nominati per assisterlo in determinati ambiti, come i delegati ed i consultori.

Sia la visita canonica che l’historia domus sono strumenti antichi, previsti già da S. Ignazio per garantire al p. Generale – attraverso la corrispondenza con i Provinciali – una conoscenza approfondita dello stato delle Province della Compagnia di Gesù e soprattutto un periodico aggiornamento. Infatti fino ai primi decenni del Novecento sono state scritte sia le litterae annuae che le historiae domus. Le prime erano relazioni inviate annualmente da ogni comunità al Provinciale e al Generale, mentre le seconde arrivavano ogni tre anni. In questo modo sia la Curia Provinciale che quella Generalizia conoscevano l’apostolato, le necessità e il lavoro dei confratelli in ogni residenza con aggiornamenti a stretto giro. È proprio grazie a queste fonti che oggi i ricercatori possono svolgere ricerche che spaziano dai restauri delle chiese fino alle consuetudini della vita quotidiana.

Le caratteristiche della visita canonica

La visita canonica serve a visitare la comunità ma anche a capire meglio quali siano le necessità di padri e fratelli, non solo materiali, e se sia opportuno destinare più gesuiti alla casa e all’opera.

Al momento delle destinazioni annuali, infatti, il Provinciale si baserà anche sulla visita canonica per assegnare i gesuiti alle residenze che hanno bisogno di qualche religioso in più.

La visita canonica, che come abbiamo detto ha cadenza annuale, viene organizzata in largo anticipo e può durare anche diversi giorni a seconda del numero di gesuiti che vivono in comunità e delle opere presenti. Le visite nelle infermerie, ad esempio sono più lunghe perché il Provinciale incontra anche i gesuiti che pregano per la Chiesa e la Compagnia di Gesù. In passato è stato aiutato dal Delegato della Terza Età e oggi da quello della cura. Ogni Provincia si organizza in modo diverso per quanto riguarda i delegati.

Poiché il Provinciale doveva fermarsi anche più di una notte a dormire, in molte comunità esisteva la “camera del Provinciale”, una stanza che durante il resto dell’anno non veniva utilizzata, ma tenuta sempre pronta per lui sia per la visita canonica, sia per pernottamenti dovuti a lunghi viaggi in Provincia. Alcune delle nostre comunità hanno ancora questa stanza.

Vedremo in questa puntata come sia cambiata la visita canonica rispetto all’Ottocento e come si svolge oggi.

La visita canonica nell’Ottocento

Siamo a Loreto, nel Collegio Illirico Lauretano della Compagnia di Gesù, il 30 aprile 1836 è il primo giorno della visita canonica.

Il diario di casa menziona l’arrivo del Provinciale, proveniente da Spoleto, e che “al suo arrivo si dié il segno con la campana, onde la comunità nostra gli venisse incontro”.

La visita canonica riflette la Compagnia e la società del tempo. All’arrivo del Provinciale, ce lo dicono i diari di tutte le residenze, la comunità si fa trovare tutta schierata all’esterno della residenza o sulle scale che conducono al collegio, in ordine gerarchico: prima il Superiore, poi il ministro fino ai fratelli. Anche il personale di casa, inservienti e domestici, riceve il Provinciale.

Bisogna ricordare infatti che nell’Ottocento e ancora nella prima metà del Novecento per il Provinciale sono previsti specifici protocolli per l’accoglienza e la visita.

I suoi confratelli si consideravano suoi sudditi e l’obbedienza dovuta al Provinciale era assoluta. In questo si ricalcavano i principi degli Stati assoluti dell’Antico Regime, siamo in epoche ancora lontane dal pensiero democratico. Nelle lettere, ad esempio, ci si rivolgeva al Provinciale chiamandolo “Vostra Paternità”.

Leggiamo il brano del diario di casa di Loreto che racconta la visita canonica svolta l’anno dopo, soffermandosi sui diversi impegni che coinvolgono il Provinciale e la comunità:

6 aprile. Il reverendo P. Provinciale scrisse che giungerà questa sera a due ore di notte. Arrivò alle 10 e mezzo astronomiche. 7 Venerdì Si lasciò la solita esortazione dei convittori e si anticipò la novena a cagione dell’apertura della Visita. Un mezzo quarto prima del solito si suonò per le litanie; le quali furono delle dal p. Ministro in cappella esposto prima il Santissimo Sacramento; e poi il Reverendo P. Provinciale aprì e visitò la pisside, il ciborio e infine il vasetto dell’olio santo.

8 Sabbato […] Dottrina ai camerieri che oggi si cominciò a fare alle tre ore dopo pranzo non essendovi più tempo bastante la sera. Il dopo pranzo si fa vacanza dalle scuole data dal R. P. Provinciale, l’altra mezza vacanza da formare l’intera solita darsi in tale circostanza, sarà giovedì mattina.

[…] 9 Domenica Solennità della Santissima Annunziata per i nostri scolari esterni. Gran parata nella cappella fatta da essi: trattamento di cioccolato per i celebranti e cantori e la mattina e di limone e il dopo pranzo. La sera si chiuse la novena colla corona dei fioretti fatti nell’ultima dai convittori e coll’offerta dei nuovi: essendoci il pianoforte in cappella per la funzione degli esterni, i convittori cantarono le litanie accompagnati dal Maestro Prosperi, più volte nelle scorse sere. La corona fu molto edificante.

10 Aprile Il R. P. Provinciale andò a visitare la viletta di S. Girolamo. 12 Tutta vacanza invece di domani, così avendo stabilito il R. Provinciale, il quale fece la sua esortazione ai nostri prima di partire per Fano, e fu alle nove e mezzo astronomiche. Fatto indi l’abbraccio con tutti partì circa le ore dieci e mezzo.

Qualche anno dopo a questa comunità sarà destinato p. Angelo Secchi, all’epoca nel periodo del magistero.

Gli impegni del Provinciale durante la visita canonica

La visita del Provinciale, come ci dimostra il racconto tratto dal diario di Loreto, non si limitava ai colloqui con i suoi confratelli. Egli infatti veniva coinvolto nella vita delle comunità e nella quotidianità del collegio.

Si trattava di un’occasione importante per mostrargli le eccellenze del collegio ed i frutti che esso traeva dai suoi studenti: attraverso saggi, opere letterarie, dimostrazioni canore e musicali. Ne troviamo anche alcuni echi nelle visite svolte ancora fino alla prima metà del Novecento, quando i bambini del collegio Arici di Brescia realizzano un quaderno da donare al Provinciale.

Ispezionare il diario di casa

Durante la visita canonica il Provinciale era solito chiedere il diario di casa: verificava che fosse ben tenuto, che non vi fossero lacune e siglava l’ultima pagina per certificare che fosse stato letto. Questo controllo era molto importante perché garantiva che in casa fosse sempre tenuto in ordine ed aggiornato il diario che oggi è una delle fonti più utili per i nostri ricercatori. La verifica era necessaria poiché il gesuita incaricato di tenere il diario di casa, scelto dal Superiore, cambiava spesso, talvolta anche nel corso dell’anno. Si trattava di gesuiti in formazione e poiché lo stile variava da persona a persona era importante che il diario non venisse trascurato. Inoltre il diario di casa serviva come punto di partenza per redigere l’historia domus ed era fondamentale per la memoria della comunità.

È proprio il diario di casa che ci permette di ripercorrere il serrato programma delle visite.

Ammonimenti e suggerimenti

Inoltre il Provinciale osservava il modo in cui era gestita la casa, se fosse pulita o meno, il clima che si respirava tra i confratelli.

Se rilevava qualcosa di non conforme alle regole o alle consuetudini poteva lasciare alcuni ammonimenti: brevi comunicazioni destinate alla comunità per provvedere alle mancanze rilevate.

Sono proprio questi i documenti che ci aiutano a vedere il lavoro svolto dal Provinciale durante la visita, a seguire il suo sguardo.

Leggiamo alcune osservazioni che i provinciali lasciarono ad alcune comunità tra Ottocento e prima metà del Novecento.

Quello della Veneto – Milanese, dopo la visita alla comunità di Gorizia, scrive:

Si procuri di non fare spese non necessarie.

Si raccomanda l’osservanza della Regola del silenzio, specialmente in cucina e nell’orto, e l’esattezza ai segni comuni.

Si raccomanda al Superiore che provveda acciocché non si diano né si imprestino da nessuno di casa libri della biblioteca ad esterni.

Il Provinciale della Torinese, al termine della visita a Chieri si raccomanda ai suoi confratelli con queste parole:

Usare per le messe candele più grosse acciò si abbia maggior luce

Far indorare il calice di uso quotidiano

Lavare o cambiare il tappeto della mensa, della Sacrestia

Per il refettorio

Alla tavola piccola sarà bene che tutti stiano a capo scoperto, sia per la perfezione dell’atto di umiltà sia per l’uso antico.

Si tratta di documenti che, insieme alle consuetudini, ci permettono di conoscere meglio la vita quotidiana dei gesuiti del passato con piccole e grandi incombenze di ogni giorno.

Gli impegni del Provinciale dopo la visita canonica

Non si tratta degli unici documenti che testimoniano la visita canonica.

Una volta preso commiato dalla comunità e fatto ritorno al suo ufficio, il Provinciale preparava, e prepara ancora oggi, diversi documenti. Scrive una lettera al P. Generale per informarlo sulla visita che ha appena svolto e aggiornarlo sull’operato dei gesuiti e sulle necessità sia della comunità che dell’opera. Scrive poi una lettera alla comunità per ringraziare padri e fratelli per la visita e dare suggerimenti o ammonimenti.

Entrambe le missive vengono spedite: una destinata alla Curia Generalizia – oggi quel documento si trova in ARSI – una alla comunità. Tuttavia nel nostro archivio troviamo spesso entrambi i documenti, in copia e nel secondo caso abbiamo anche l’originale nel fondo della comunità, se questa è ormai chiusa e le carte sono state versate al nostro archivio storico.

La visita canonica oggi: alcune differenze

Anche oggi il Provinciale svolge annualmente queste visite, recandosi una volta l’anno in ogni comunità della sua provincia.

Durante questa visita egli non solo riceve un rendiconto dal Superiore, ma anche da tutta la comunità riunita e dai singoli gesuiti che incontra personalmente: ha la possibilità di visitare i collegi, apprezzare la quotidianità di parrocchie e associazioni e solitamente celebra una messa finale.

A differenza dell’Ottocento però non è più ricevuto da tutta la comunità schierata: molti confratelli sono impegnati con le scuole o le confessioni e lo raggiungono per le riunioni di comunità. Inoltre nel corso del Novecento sono venute meno alcune abitudini come quella di sottoporre il diario di casa al Provinciale che spesso non si scrive più.

Questi non lascia ammonimenti scritti durante la visita ma li inserisce, se necessario, nella lettera destinata alla comunità.

Le fonti

Quali fonti hanno a disposizione i ricercatori per conoscere le visite canoniche?

Se si è interessati ad una determinata residenza si può consultare il diario di casa che già qualche settimana o giorno prima metterà in luce i preparativi per la visita canonica mentre e poi descriverà come si è svolta.

Se invece si vuole ricostruire l’agenda del Provinciale si può partire dai verbali delle consulte che segnalano le varie visite canoniche svolte nelle comunità e anche le decisioni che man mano il Provinciale matura insieme alla sua consulta: le destinazioni dei gesuiti, la chiusura o l’apertura di una comunità, l’inizio di lavori urgenti in alcuni collegi.

La visita canonica si può dunque osservare da due punti di vista diversi: quello del Provinciale – grazie alle consulte, alla corrispondenza e ai diari di Provincia – esistenti però solo per alcune Province – e quello della residenza, grazie al fondo archivistico che ha prodotto.