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Una storia di mezzadria

Inventario delle scorte morte fisse, Villa S.Ignazio Fiesole - Archivio Storico - Provincia Euro-Mediterranea

La mezzadria è stata una forma contrattuale per la lavorazione della terra in largo uso in età medievale, moderna e contemporanea.

Apriamo oggi una piccola finestra sulla vita di un mezzadro a metà Novecento. Prima di spiegare come mai il nostro Archivio riesca a raccontare questa storia, approfondiamo meglio cosa significasse lavorare a mezzadria.

Cos’era la mezzadria?

La mezzadria oggi è illegale, i contratti di questo tipo non possono più esser stipulati dal 1964 e quelli all’epoca ancora attivi furono portati a termine e poi convertiti in contratti di affitto negli anni successivi.

Il contratto di mezzadria veniva stipulato tra il possidente terriero e un contadino, chiamato a volte colono, che si impegnava a lavorare la terra. Metà di tutto quello che produceva sarebbe spettato al proprietario terriero. Questo vincolo poteva determinare condizioni di estrema povertà per la famiglia del mezzadro negli anni in cui il raccolto non era andato bene o durante le carestie. I mezzadri non avevano a disposizione strumenti all’avanguardia per la coltivazione e spesso potevano contare solo sulla forza lavoro della propria famiglia. Inoltre il lavoratore non possedeva l’immobile, né avrebbe potuto reclamarne il possesso dopo lunghi anni. Perfino gli attrezzi che utilizzava non gli appartenevano ma erano parte integrante della proprietà. La permanenza del colono e della famiglia nella casa era legata al contratto.

La mezzadria è stata praticata in modo particolare nel centro e sud Italia, strumento privilegiato spesso da latifondisti e grandi proprietari terrieri.

La fonte

La fonte di oggi invece è stata trovata durante il riordino della serie dell’economato della Provincia Romana, nelle carte relative alla proprietà di Villa S. Ignazio a Fiesole.

I gesuiti non hanno avviato un rapporto di mezzadria con il colono di cui parlano le carte. Come ben sappiamo erano spesso i gesuiti stessi a lavorare le proprie terre.

Generazioni di fratelli coadiutori hanno lavorato i terreni che circondavano i collegi o pertinenti alle residenze, soprattutto nell’Antica Compagnia, spesso coadiuvati dai novizi. Ci sono stati anche contadini o fattori ma erano stipendiati e ne troviamo traccia nel tardo Ottocento.

Villa S. Ignazio a Fiesole

La Provincia acquistò nei primi anni Cinquanta la proprietà dalle sorelle Lualdi. Nei decenni successivi avrebbe ospitato la casa di terz’anno dei gesuiti della Provincia Romana ma anche delle altre province italiane e sarebbe stata anche casa per gli esercizi spirituali prima di essere venduta.

Villa S. Ignazio si trovava in campagna, circondata da un grande podere, benché vicina a Firenze. Al momento dell’acquisto le terre erano lavorate da un colono che si trovava lì dal 1946: Adamo C.

Lo sappiamo perché insieme alla documentazione sulla proprietà è presente anche la perizia di cessazione di colonia con la quale subentrò al suo predecessore: Eugenio N.

Sono le stesse ex proprietarie a preoccuparsi di non mandare via il colono ed i gesuiti concordano. Una parte della corrispondenza è dedicata proprio alla questione del colono. Sappiamo che nel 1952 il mezzadro si sposta con la famiglia nel fienile, di proprietà delle sorelle Lualdi. Scindere un contratto di mezzadria infatti non significava solo lasciare senza lavoro un contadino ma privarlo anche di quella che era stata fino a quel momento la sua casa.

Anche quello che si trovava all’interno della proprietà non apparteneva al mezzadro e andava restituito. Grazie a questo documento sappiamo anche cosa vi fosse a disposizione del mezzadro nel terreno di pertinenza di Villa S. Ignazio.

Tra le cosiddette “scorte morte fisse” troviamo: un calesse con molle e seggiola, secchi, pompe irroratrici, una botticella da rame, una solforatrice, una pompa, un barroccio piccolo, barili. Tra le “scorte morte circolanti” vi sono: carciofi, erba medica, ciottoli, pali per le viti.

Tra i beni in consegna al colono figurano alcuni animali: una mucca gravida, un asino di vent’anni.

Attraverso le carte del nostro archivio non possiamo andare oltre il febbraio del 1952, per studiare la storia del mezzadro Adamo C. sarà dunque necessario interrogare altri archivi. Questo è uno dei numerosi casi in cui la storia di persone che non avevano un legame diretto con la Compagnia di Gesù è comunque confluita nel nostro archivio.

Altre informazioni dal documento

La fonte non ci racconta solo una parte della vita di questi due mezzadri. Infatti ci sono alcuni elementi che saltano all’occhio. Il documento che comprova il passaggio da un mezzadro all’altro riporta l’intestazione della “Federazione dei sindacati fascisti e degli agricoltori e unione dei sindacati fascisti dell’agricoltura” ai lati sono visibili anche gli stemmi con il fascio littorio. Tuttavia l’atto è datato 19 gennaio 1946. Il fascismo non esiste più ma non è ancora nata la Repubblica Italiana, il referendum infatti sarebbe stato indetto per il 2 giugno successivo, e oggi è una festività nazionale.

La spiegazione è semplice: nonostante una terribile guerra mondiale conclusasi pochi mesi prima e che aveva lasciato innumerevoli città in macerie, la vita continua. Nella necessità di compilare atti, consegnare documentazione richiesta dalla burocrazia per le attività lavorative si continuò ad utilizzare la modulistica disponibile all’epoca che spesso conservava ancora i simboli dell’ex regime fascista. Inoltre diverse associazioni mantennero la vecchia denominazione fino a quando questa non fu cambiata dal legislatore.

Un microcosmo di storie

Anche oggi l’archivio ci dimostra che le fonti prodotte da un ordine religioso o da un ente ecclesiastico non riguardino esclusivamente la sua storia ma al loro interno ci sono numerose vicende di persone comuni.

La nostra documentazione, anche grazie al lavoro delle numerose ricercatrici e ricercatori che quotidianamente la consultana, testimonia quanto la vita di ogni singolo essere umano può lasciare traccia in documenti diversi, spesso di enti con cui non ha avuto mai rapporti diretti.

La puntata di oggi è dedicata a tutti i mezzadri e alle loro famiglie che, spesso per generazioni, hanno lavorato la terra di qualcun altro, sperando che questa garantisse la sussistenza per tutti.

Maria Macchi