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Il giuramento dei gesuiti

Immagine in bianco e nero di una celebrazione dell'ordinazione sacerdotale di alcuni gesuiti - Archivio Storico - Gesuiti - Provincia Euro-Mediterranea

Quando cerchiamo informazioni online sul giuramento dei gesuiti, troviamo la descrizione di riti oscuri e segreti, fatti di gestualità, formule spesso macabre con riferimenti ad atti violenti contro eretici, massoni o persone che professano altre religioni. Tutto questo è falso e frutto di fantasia: oggi grazie ai documenti d’archivio conosceremo meglio la formula realmente pronunciata dai gesuiti in occasione dei voti.

La vita religiosa dei gesuiti

I membri della Compagnia di Gesù pronunciano i voti due volte: al termine dei due anni di noviziato, scegliendo di proseguire la formazione prevista dall’ordine e poi alla fine di questo lungo percorso. La formula è leggermente diversa, poiché si tratta di due “fasi” differenti della formazione.

Per la Chiesa Cattolica sono vincolanti i primi voti. Se un novizio sceglie di lasciare il noviziato, dunque prima di averli pronunciati, la procedura delle dimissioni è molto veloce, poiché non è considerato ancora un religioso. Se invece le dimissioni dovessero avvenire dopo, allora la pratica coinvolge il Padre Generale e, nel caso di gesuiti sacerdoti che volessero chiedere l’annullamento del sacerdozio, anche la Santa Sede.

Gli Ultimi Voti rappresentano per la Compagnia l’effettiva e definitiva appartenenza, ma resta sempre possibile scegliere la strada delle dimissioni.

I primi voti

Al termine dei due anni di noviziato, il gesuita pronuncia i primi voti. La cerimonia si svolge nel noviziato di Genova e partecipano le famiglie e gli amici, è un momento di festa. 

La formula di giuramento

Avvicinandosi all’altare il gesuita pronunciava queste parole, nella formula latina:

Omnipotens sempiterne Deus, ego [nome cognome], licet undecumque tuo divino conspectu indignissimus, fretus tamen pietate ac misericordia tua infinita et impulsus tibi serviendi desiderio, voveo coram sacratissima Virgine Maria, et curia tua coelesti universa, Divine Maiestati tuae, Paupertatem, Castitatem et Oboedientiam perpetuam in Societate Jesu et promitto eandem Societatem me ingressurum, ut vitam in ea perpetua legam; omnia intelligendo iuxta ipsius Societatis Constitutiones. A tua ergo immensa bonitate et clementia per Jesu Christi sanguinem peto suppliciter, ut hoc holocaustum in odorem suavitatis admittere digneris, et ut largitus ad hoc desiderandum et offerendum, sic etiam ad explendum gratiam uberem largiaris. 

[luogo, data e firma]

Dopo il Concilio Vaticano II anche queste formule vengono tradotte e oggi i gesuiti giurano nella propria lingua, ecco la formula che viene recitata oggi dai gesuiti italiani:

Dio onnipotente ed eterno, io [Nome Cognome], quantunque indegno di stare alla tua divina presenza, confidando tuttavia nella tua infinita pietà e misericordia e mosso dal desiderio di servirti alla presenza della Santissima Vergine Maria e di tutti i santi, faccio voto alla tua divina Maestà di povertà, castità e obbedienza perpetua nella Compagnia di Gesù; e prometto di entrare nella medesima Compagnia. Domando dunque alla tua immensa bontà e clemenza, per il Sangue di Gesù Cristo, di voler accogliere questa offerta come sacrificio a te soavemente gradito e come mi hai dato grazia di desiderarlo e di offrirlo, così pure concedimela abbondante per portarlo a compimento.

Il gesuita, che dopo i primi voti smette di essere novizio, con questa formula fa voto di povertà, castità e obbedienza e si impegna ad entrare nell’Ordine. Da questo momento in poi, ogni sei mesi, i gesuiti si impegnano a rinnovare questo impegno, secondo la formula della rinnovazione, menzionata più volte anche da Rocci nel suo diario, fino a quando non pronunciano gli Ultimi Voti.

Immagine in bianco e nero di una celebrazione dell'ordinazione sacerdotale di alcuni gesuiti - Archivio Storico - Gesuiti - Provincia Euro-Mediterranea

Gli Ultimi Voti

Dopo gli studi di filosofia, teologia, un periodo di magistero, l’ordinazione sacerdotale ed il Terz’anno, il gesuita è pronto per gli Ultimi Voti. Il Provinciale discute con la sua consulta se proporre il proprio confratello per gli Ultimi Voti. La decisione finale spetta al Padre Generale.

La formula di giuramento

Queste sono le parole pronunciate, un tempo in latino, del corso della cerimonia degli Ultimi Voti, anche questa svolta alla presenza di familiari, amici e fedeli durante la messa:

Ego [Nome Cognome] professionem facio et promitto onnipotenti Deo coram eius Virgine Matre, et universe coaelesti curia, ac omnibus circumstantibus, et tibi Reverendo [nome del Generale], Patri Generali Societatis Jesu et successorum eius, locum Dei tenenti, perpetuam paupertatem, castitatem, et oboedientiam, et, secundum eam, peculiarem curam circa puerorum eruditionem, iuxta formam vivendi in litteris apostolicis societatis Jesu et in eius constitutionibus contentam.

Insuper promitto specialem oboedientiam Summo Pontifici circa missiones, pro ut in eisdam litteris apostolicis et Constitutionibus continetur.

[luogo, data e firma]

Anche questa formula oggi non si pronuncia più in latino, ecco la versione italiana:

Io [Nome Cognome], faccio la mia professione e prometto a Dio onnipotente, alla presenza della Vergine sua Madre, di tutta la corte celeste e di tutti i circostanti, e a te, Reverendo Padre Roberto Del Riccio, Provinciale della Provincia Euro – Mediterranea, rappresentante del Preposito Generale della Compagnia di Gesù e dei suoi successori, che tieni il posto di Dio, povertà, castità e obbedienza perpetua. E conforme a questa obbedienza, prometto una cura speciale per l’istruzione dei fanciulli, tutto secondo la forma di vita contenuta nelle lettere apostoliche della Compagnia di Gesù e nelle sue costituzioni. 

Inoltre prometto un’obbedienza speciale al Sommo Pontefice circa le missioni, a norma delle stesse lettere apostoliche e Costituzioni. 

[Luogo, data e firma]

Come si può leggere nel testo il gesuita giura e promette povertà, castità, e obbedienza, impegnandosi nell’osservanza delle costituzioni della Compagnia e a vivere secondo quanto da essere prescritto.

L’ultimo paragrafo è riservato ai gesuiti “professi di quattro voti”: si impegnano a ubbidire a specifici incarichi che possono essere assegnati loro dal Pontefice, un tempo legati alle missioni, oggi a impegni di vario tipo per la Santa Sede.

Inoltre i professi di quattro voti si impegnano, con un documento scritto, a non ambire alla carriera ecclesiastica e, nel caso di sopraggiunte nomine, a parlarne con il Padre Generale.

Il giorno degli Ultimi Voti

Se verificassimo le date degli Ultimi Voti dei gesuiti, riportate nei cataloghi annuali (nella lista alfabetica dei gesuiti, alla colonna gradus) e accessibili sul sito dell’ARSI, ci accorgeremmo che ricorrono sempre le stesse date: il 2 febbraio, il 15 agosto, il 22 aprile, l’8 dicembre. Secondo la tradizione e le norme interne infatti gli Ultimi Voti vengono pronunciati nel giorno della presentazione al Tempio di Gesù oppure l’Assunzione della Madonna, possono essere scelte anche altre date legate alla biografia di S. Ignazio o ad altre feste liturgiche.

Questa è la formula che i gesuiti pronunciano ancora oggi, in una cerimonia liturgica pubblica, sottoscrivono poi il documento che viene conservato nel nostro archivio storico, una copia dell’atto è conservato presso l’ARSI.

Maria Macchi