Ristrutturare una residenza

Ristrutturare un appartamento, chi ci è passato lo sa bene, comporta una grande dose di pazienza: è motivo di preoccupazioni e di esborsi economici. Se per la ristrutturazione di un’unità abitativa sono necessari: progetti, preventivi e fatture immaginiamo la mole di materiale prodotto per la ristrutturazione di residenze e collegi. Questa documentazione è molto preziosa perché ci fornisce l’elenco di materiali, i nominativi dei professionisti e delle ditte impiegate, i costi della manodopera e dei materiali. La ristrutturazione inoltre ci può “parlare” di come cambino i tempi e di come le case religiose accolgano le trasformazioni della società e le nuove tecnologie.
Gli archivi religiosi offrono molto materiale agli storici del lavoro, in modo particolare nei fascicoli riguardanti le ristrutturazioni. Scopriamo meglio cosa contengono.
Quando un ente religioso ristruttura un immobile
La Compagnia di Gesù ristruttura gli immobili per finalità pratiche. Quando nei primi anni sessanta dell’Ottocento la famiglia Borghese donò la propria villa alla Provincia Romana, dove sarebbe nato il collegio dei Nobili di Villa Mondragone, questa era ormai fatiscente e cadeva a pezzi poiché non era stata più abitata per quasi un secolo. Inizialmente solo il nucleo centrale poteva essere utilizzato da padri e convittori, nel resto delle stanze pioveva dal tetto.
Inoltre le ville, donate da famiglie di gesuiti o benefattori, nascevano per scopi residenziali e spesso avevano bisogno di importanti modifiche ai vari ambienti per ospitare una scuola. I gesuiti facevano costruire il teatro, elemento che caratterizza sempre le scuole della Compagnia, ma anche dei laboratori, le aule ed i dormitori che spesso dovevano ingrandire quando le iscrizioni aumentano. Per lo sport adattavano zone della casa a palestra e installavano strumenti ginnici. A Villa Mondragone il portico del Vignola fu attrezzato in tal senso mentre nella seconda sede del Massimo i ragazzi giocavano a basket nel cortile interno. Il cesto era stato installato vicino alle colonne. Ci sono state poi necessità legate alle contingenze belliche.
Al termine della seconda guerra mondiale ogni provincia aveva almeno due o tre immobili gravemente danneggiati dai bombardamenti, talvolta rasi al suolo. In questi casi si avviava una pratica con il Genio Civile perché lo Stato Italiano avrebbe provveduto a coprire integralmente o in parte le spese sostenute. La documentazione prodotta per queste pratiche oggi si trova in fascicoli dal titolo eloquente “Danni di guerra”.
A Brescia fu necessario ricostruire gran parte del Collegio Arici, a Milano l’istituto Leone XIII di cui non restava più nulla. Nella Provincia Romana si andava da immobili da ristrutturare completamente poiché i bombardamenti li avevano sventrati – Galloro – a riparazioni solo di alcuni elementi. A Villa Mondragone, ad esempio, caddero bombe nel parco, una colpì e incendiò Villa Vecchia. Il collegio si salvò ma i vetri di tutte le finestre andarono in mille pezzi. Pensiamo all’enorme costo sostenuto per sostituire vetri e telai di tutte le finestre di un immobile così grande. C’è un fascicolo dedicato solo alla fornitura di nuove intelaiature e vetri.
Altri motivi per ristrutturare riguardano la necessità di ampliare alcuni immobili perché destinati ad esempio a casa di esercizi oppure la conversione di residenze e collegi in appartamenti. Nella Provincia Romana, ad esempio, l’immobile del Ricreatorio S. Giuseppe non esiste più, fu abbattuto negli anni Sessanta e sostituito da palazzine messe a reddito. Il Collegio S. Francesco Saverio di Livorno, di cui oggi vediamo ancora intatta la facciata, al suo interno è stato convertito in unità abitative.
Queste conversioni rispondono alla necessità per ogni provincia, prevista fin dalle Costituzioni, di auto finanziare le proprie opere e le proprie attività.
A volte invece fu necessario costruire da zero alcuni immobili, come nel caso della seconda sede dell’Istituto Massimiliano Massimo.
Cambiano i tempi
La documentazione di una ristrutturazione ci parla molto anche di come cambino i tempi. Nei lavori svolti nei primi decenni del Novecento può capitare di trovare preventivi per la costruzione di bagni, ad esempio.
Il bagno infatti, per tutto l’Ottocento e per diversi decenni del Novecento, non era altro che il vaso da notte, riposto sotto il letto. Sia per i laici che per i religiosi. Ne troviamo testimonianza anche nei collegi della Compagnia, dove il compito di svuotare i vasi da notte e pulirli spettava agli inservienti.
Per molte persone fu possibile avere il bagno in casa solo dopo la seconda guerra mondiale, durante gli anni del boom economico. Avere il bagno in casa prima degli anni Quaranta era un vero e proprio lusso.
Siamo a Galloro e nel 1939 i gesuiti decidono di ampliare l’immobile del noviziato. Qui aveva sede il noviziato della Provincia Romana fin dal 1929 e continuerà ad accogliere i novizi fino al 1952 quando diventa casa di esercizi spirituali.
Tra le fatture ce n’è una molto interessante: “Preventivo per la formazione dei nuovi cabinetti nella nuova costruzione”
Ecco cosa arriva a Galloro per costruire i bagni:
vasi alla turca,
vasi in odore di porcellana,
lavandini in porcellana,
sifoni a bottiglia cromati,
bocchettoni di piombo per raccordo alla tubazione di ghisa, [oggi è vietato l’uso del piombo nelle tubature idrauliche ma all’epoca era d’uso comune]
cassette di scarico in ghisa con relative mensole di sostegno,
tubazione di ghisa,
tubi di piombo per prese di acqua,
rubinetti cromati per lavandini,
pilette di ottone nichelate,
rivestimento di pareti con maioliche.
Il costo dei lavori, compresa la manodopera, ammontava a 3953 lire.
Anche l’arredamento è un segno dei tempi. Allegati ai preventivi spesso troviamo cataloghi dei fornitori di mobili e cucine.
Nell’elenco degli arredi figurano anche: televisori, frigoriferi, elettrodomestici che fanno il loro ingresso per la prima volta in comunità. La corrente elettrica era invece arrivata nelle residenze qualche decennio prima, insieme al telefono.
L’installazione dell’ascensore e dei montacarichi hanno poi facilitato gli spostamenti dei padri più anziani ed il trasporto di merce e oggetti tra i vari piani di collegi e residenze.
Problemi nuovi
Se oggi la Compagnia deve procedere con lavori in un immobile storico e vincolato deve prima scrivere alla Soprintendenza e far approvare il progetto, sono dunque necessari una serie di permessi. Nel caso dei lavori nelle chiese è coinvolto in prima personal il FEC, Fondo Edifici di Culto, poiché le chiese non sono immobili di proprietà della Compagnia di Gesù ma dello Stato.
Per i lavori svolti fino al 1939 però non era richiesto. Infatti la normativa che oggi tutela il patrimonio nazionale, contenuta nel Codice dei Beni Culturali e del paesaggio, nasce dalla legge n. 1089 del 1939 quando iniziò la tutela, da parte dello Stato, dei beni culturali e artistici.
Quindi per gli immobili ristrutturati dopo la seconda guerra mondiale spesso troviamo il parere della Soprintendenza o documentazione dell’ente che approva i lavori.
Spunti per la storia del lavoro
In altre puntate abbiamo già indicato possibili fonti utili per la storia del lavoro: il lavoro femminile, mestieri e professioni di iscritti alle congregazioni, il coinvolgimento dei tramvieri nell’apostolato, il personale nei collegi, l’assistenza specifiche categorie di lavoratori.
La documentazione di tipo economico ci fornisce moltissime informazioni e piste di ricerca per la storia del lavoro. Possiamo, ad esempio, scoprire quale fosse il costo di una giornata di lavoro di un operaio un muratore, un manovale, mastro o un idraulico e come questa cifra mutasse nel corso del tempo, ma anche il prezzo di singoli oggetti d’arredo e di tutti i materiali edili.
Le carte raccontano inoltre modalità differenti di costruzione e organizzazione di un impianto idraulico, spesso si conservano infatti planimetrie, schemi e disegni dei vari impianti dove troviamo ancora l’uso di materiali oggi vietati per legge: il piombo o l’amianto.
Maria Macchi











