P. Darmanin: prigioniero nei campi di concentramento

La storia di p. Darmanin è una di quelle emerse dai nostri archivi dopo l’apertura del pontificato di Pio XII, voluta da Papa Francesco. L’ha ricostruita una nostra ricercatrice, Laura di Fabio, in un libro di recente pubblicazione.
Una storia poco conosciuta in Provincia
Tra le carte della Provincia Veneto – Milanese sopravvive una parte della vicenda personale di p. Salvino Darmanin, poco nota ai suoi confratelli maltesi e del tutto sconosciuta al resto dei gesuiti EUM.
Negli anni della seconda guerra mondiale Salvino Darmanin non era ancora “padre”, era infatti un gesuita in formazione e sarebbe stato ordinato sacerdote solo più tardi, nel 1949.
Era nato il 31 ottobre 1919 ed era entrato nella Compagnia di Gesù il primo novembre 1934 nel noviziato di Bagheria, a Villa S. Cataldo, nella Provincia Sicula. Come tutti i suoi confratelli maltesi dell’epoca dovette recarsi in Sicilia per il noviziato, non più esistente a Malta. L’isola infatti faceva parte della Provincia Sicula, mentre in precedenza, per alcuni decenni dell’Ottocento, dipese da quella dell’Inghilterra.
P. Darmanin in Italia
Quando scoppia la seconda guerra mondiale, nel settembre del 1939 lo scolastico Darmanin era impegnato nel carissimato a Bagheria al termine del quale viene destinato all’Aloisianum di Gallarate per il primo anno del ciclo di studi in filosofia. Arriva in comunità il 6 agosto 1940, due mesi dopo l’entrata in guerra dell’Italia. Il diario infatti registra già incursioni aeree e allarmi, il coprifuoco e l’obbligo di oscurare le finestre di notte. L’anno successivo, in pieno inverno, ancora non si riesce ad accendere il riscaldamento per mancanza di carbone.
Sappiamo anche che p. Meylak, un altro maltese, al suo arrivo a Gallarate deve presentarsi alla questura di Varese. Il 16 agosto il questore comunica al Superiore dell’Aloisianum che i maltesi sono “internati”: non possono uscire dal comune di Gallarate senza avvertire la questura. La stessa sorte dei scolastici greci, in quel momento presenti a Lonigo e definiti anche loro come “internati”. La quotidianità è fatta di studio, funzioni, ricreazione e pasti. Ci sono altre tracce della guerra, diverse dai bombardamenti: non si distribuiscono caramelle, non si dà il dolce a fine pasto “perché siamo in guerra”.
Quando gli scolastici di Gallarate partono per un periodo di vacanza a Bormio – dove all’epoca la Compagnia di Gesù aveva una casa per ferie – Darmanin non potrà partire e con lui anche gli altri scolastici maltesi, l’unico albanese, due slovacchi ed un lituano, restano a Gallarate. In quel periodo si occupa del catechismo ai Ronchi, una località di Gallarate, insieme ad un altro scolastico. Arriva poi il permesso dalla Questura per gli esclusi, ma i maltesi non ne fanno parte e ripiegano con una gita a Porto Ceresio. Insieme agli altri maltesi fa anche un’altra gita, considerata come giorno di “villa” cioè di riposo, il 13 agosto del 1941 a Sesto Calende.
Il 24 febbraio 1942 il P. Ministro aveva accompagnato Darmanin a fare una visita, l’esito richiese di “pensare subito a una curia sanatoriale”. Sempre il ministro l’11 marzo si reca ad Arco per organizzare il ricovero di Darmanin nel Sanitario di S. Pancrazio, contatta anche le suore che gestiscono il sanatorio per trovare posto per lo scolastico. Darmanin parte per Arco il 1 aprile sempre accompagnato da p. Ministro. Mentre è ad Arco riceve la visita del Rettore a fine giugno e quella del ministro a inizio luglio. Intanto infuriano i bombardamenti, viene colpito il Leone XIII e poi l’Arici di Brescia. Darmanin riceve un’ulteriore visita a fine agosto. Anche se il suo nome non è menzionato nel diario di casa ma sappiamo che un fratello gesuita di Gallarate viene accompagnato ad Arco, nella stessa struttura dove si trova lo scolastico maltese.
L’arresto
È il 1 ottobre 1942: a Gallarate i gesuiti ricevono la notizia dell’arresto dello scolastico Darmanin. Le prime informazioni sono confuse: il diario riferisce che sia scomparso e che fosse in viaggio per Gallarate quando a Milano qualcuno l’ha sequestrato.
Scopriamo poi da altri documenti allegati che Darmanin ha dovuto lasciare il sanatorio il 30 settembre perché l’edificio fu occupato dalle truppe naziste. Ai gesuiti viene riferito che lo scolastico si presenta al comando tedesco per ottenere un lascia passare per Gallarate. Questo errore, commesso in buona fede, gli costerà caro. Viene portato a Milano, al comando delle SS e imprigionato a S. Vittore, presso l’infermeria del carcere. Lo stesso luogo dove, tre mesi più tardi saranno condotti anche la piccola Liliana Segre ed il padre. Il carcere di S. Vittore era spesso la tappa preliminare per ebrei ed arrestati politici prima della partenza per i campi di sterminio.
L’arresto di Darmanin non avviene perché ha lasciato Gallarate nonostante quel divieto di cui abbiamo parlato in precedenza. Egli infatti si trova ad Arco ormai da un anno e mezzo e regolarmente.
Fino al suo ricovero Darmanin aveva potuto prendere parte anche delle gite ma sempre in luoghi che ricadevano nella provincia di Varese. Non si reca infatti a Bormio, in Trentino Alto Adige. Il diario di Gallarate inoltre segnala che altri due scolastici maltesi, Vella e Caruana arrivano a Gallarate il 21 ottobre 1942 “accompagnati da un agende della polizia”, che sembra semplicemente scortarli. Tutto questo però avveniva prima dell’8 settembre del 1943, data dell’armistizio a partire dalla quale l’Italia viene occupata dalle truppe tedesche.
Darmanin era maltese, un cittadino straniero, di un paese nemico dei tedeschi, per questo viene arrestato.
Una lunga prigionia
Non sappiamo molto sulla sua prigionia, le uniche carte su cui ci possiamo basare sono le comunicazioni che saltuariamente è riuscito a inviare.
Intanto però i gesuiti non erano rimasti a guardare. Il p. Lorenzi parte subito per Milano per avere informazioni su Darmanin e capire come farlo liberare, si reca al comando delle SS ma non gli viene detto nulla. I gesuiti chiedono informazioni attraverso il Visconte di Mondrone, presidente della Croce Rossa, si rivolgono anche al Padre Vicario a Roma ed al Cardinale di Milano.
I suoi confratelli ancora non lo sanno ma Darmanin è stato messo su un treno e mandato a Mantova.
P. Lorenzi intanto si reca dalle suore si Besozzo che lavoravano presso il sanatorio di Arco, va a Luino per incontrare un altro militare tedesco, quindi torna a Milano e chiede informazioni anche al Comando del Partito Repubblicano Fascista e al Console Generale in Svizzera. Anche da Arco arriva la richiesta, direttamente dal Comando di Milano, di dare informazioni su dove fosse il gesuita.
Nel frattempo Darmanin è arrivato a Mantova e ha modo di scrivere un breve messaggio che però raggiungerà Gallarate solo il 18 ottobre:
Mantova, 15 ottobre 1943
Reverendo Padre, mi trovo attualmente a Mantova. Sto benino. Vorrei pregarla a farmi avere le mie valigie, il più presto che può. Non ho con me nulla, né so se starò sempre qui. Mi voglia ossequiare i fratelli filosofi e raccomandarmi alle loro preghiere. Infimo in Cristo servo, Salvino Darmanin.
I gesuiti si muovono subito e p. Lorenzi arriva fino a Mantova ma è troppo tardi, Darmanin viaggia già su un treno per destinazione ignota. Qui però il suo confratello viene a sapere che stava abbastanza bene, “mangiava il vitto ordinario, puliva la propria gavetta ed era in compagnia di parecchi inglesi prigionieri”.
Intanto un secondo biglietto arriva a Gallarate:
Mantova, 16 ottobre 1943
Reverendo Padre Rettore, stamattina parto per nuova destinazione. La prego di sospendere per intanto l’invio della biancheria. Torno a raccomandarmi alle preghiere della comunità. In Cristo servo,
Salvino Darmanin
È l’ultima comunicazione che il gesuita riesce a inviare dall’Italia. I gesuiti vengono informati solo il 21 ottobre che il 16 dello stesso mese Darmanin era stato messo su un carro bestiame ed era partito per destinazione ignota. I gesuiti ricevono poi un ulteriore messaggio a inizio 1944, di cui abbiamo testimonianza indiretta in una lettera scritta dal Rettore della Gregoriana a quello di Gallarate:
Roma, 11 gennaio 1944
Reverendo Padre Rettore, Pax Christi
Ricevo una cartolina del F. Darmanin nella quale mi scrive “Sto ancora bene sotto vari riguardi; anche la salute si mantiene buona”. Mi dà il suo indirizzo: Salvino Darmanin N + I38747 Stalag XI A, Germania e mi prega di ricordarlo a Vostra Reverenza, il che faccio ben volentieri con la presente.
I gesuiti di Gallarate non sapranno più niente su Darmanin finché la guerra non sarà finita.
Una nota nel catalogo della Provincia Sicula del 1945 (ricordiamo che lo scolastico era un gesuita di questa Provincia) riferisce: poiché non sappiamo dove si trovi lo scriviamo in questo luogo.
Intanto anche per la comunità di Gallarate la vita diventa più difficile: la casa viene occupata dalle truppe tedesche ed iniziano lunghi mesi di difficile convivenza, come possiamo leggere nel libro di Laura Di Fabio.
La vita di P. Darmanin
P. Darmanin torna libero dopo la fine della guerra e fa ritorno a Malta.
Dopo la drammatica esperienza nei campi di prigionia riprese gli studi ed ebbe una lunga vita religiosa, con diversi incarichi per i quali ancora oggi è ricordato dai suoi confratelli. Ha terminato il corso di filosofia, interrotto a Gallarate, a Heythrop, in Inghilterra mentre per il ciclo di teologia ha studiato in America. Venne ordinato sacerdote il 14 giugno 1949 proprio durante gli studi di teologia. Tornò a malta nel 1951 per insegnate al St. Aloysius college di Birkirkara di cui divenne rettore per due volte, dal 1953 al 1959 e dal 1968 al 1972. Inoltre è stato Provinciale di Malta tra 1972 e 1978. Successivamente è stato nominato superiore della casa di esercizi a Mount st. Joseph, a Msida e Naxxar. Tra 1990 e 1994 è stato segretario della Nunziatura Apostolica. Negli ultimi anni della sua vita ha lavorato negli uffici della scuola di Birkirkara. Nel 1994 ha festeggiato 60 anni di vita religiosa. È deceduto nel 2001.
P. Darmanin fu segnato da questa esperienza e non parlò mai del periodo di prigionia.
Molti dei suoi confratelli maltesi hanno infatti saputo di quanto gli fosse accaduto solo dalla documentazione conservata nel nostro archivio storico, quando ormai Darmanin era già deceduto da tempo. Il nipote, Manuel Darmanin, ha voluto pubblicare la storia dello zio in un libro: A true life experience of Fr. Salvino Darmanin S.J. during World War II potendo attingere dall’archivio di famiglia e dalle memorie dei parenti di p. Darmanin e dello stesso zio. Speriamo che la famiglia possa leggere questa puntata e conoscere ancor più da vicino quei difficili giorni di prigionia di p. Darmanin e lo sforzo dei gesuiti per rintracciarlo e liberarlo.
Le fonti
Per ricostruire la sua storia come gesuita non basta consultare il suo fascicolo personale. Infatti la storia della Provincia di Malta e quella personale di p. Darmanin richiedono di interrogare più fondi e documenti in archivi diversi.
Pur essendo un gesuita maltese, come abbiamo detto, era membro della Sicula fino al 1947. Le prime testimonianze della sua vita religiosa si trovano dunque nel Fondo della Provincia Sicula. La fotografia a corredo della puntata di oggi raffigura il registro delle domande dei novizi per i Primi Voti, nel noviziato di S. Cataldo.
Per ricostruire gli anni di studi nel filosofato di Gallarate e la storia del suo arresto si deve far riferimento al fondo della Provincia Veneto – Milanese poiché Gallarate rientrava in questa provincia.
Il resto della sua vita invece è testimoniato dal fondo della Provincia Maltese, conservato a Malta. Il testo scritto dal nipote è poi un’ulteriore testimonianza.
La sua storia è anche una delle numerose storie che legano gesuiti maltese e italiani, ancor prima dell’unificazione delle province, avvenuta nel 2017, e che li hanno visti lavorare insieme, come nel caso del Ricreatorio S. Giuseppe fondato da p. Strickland, e aiutarsi.
Storie di altri gesuiti arrestati
In archivio abbiamo trovato informazioni su altri gesuiti imprigionati nei campi di concentramento, tra loro p. Slanislao Janiki, gesuita polacco. Anche lui, una volta tornato libero nell’estate del 1945 non volle più parlare di questa drammatica esperienza. Molto simile è anche la vicenda di p. Gardin, arrestato dal governo albanese nel 1945 e rimasto nei campi di prigionia per dieci anni. Contemporaneamente anche i gesuiti p. Pietro Alagiagian e p. Pietro Leoni erano prigionieri in Russia e qui restarono per oltre un decennio.
Ormai questi testimoni non ci sono più e spesso hanno scelto di non lasciarci memorie di quanto hanno vissuto, perché troppo dolorose da ripercorrere. Fortunatamente le loro vicende sono conservate nelle carte dei nostri archivi storci e garantiranno alla presente e alle future generazioni di studiosi di ricostruire la loro vita, tramandandone anche le vicende più drammatiche per farne memoria.
Maria Macchi











