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Letture in refettorio

Immagine di tavoli apparecchiati nel refettorio della comunità de L'Aquila - Archivio Storico - Gesuiti, Provincia Euro-Mediterranea

Fino al Concilio Vaticano II nelle comunità gesuitiche era consuetudine mangiare in silenzio, mentre un confratello leggeva. Come possiamo scoprire quali letture e avvisi ascoltassero i gesuiti intenti a consumare il pasto?

L’organizzazione della comunità

In comunità ognuno aveva un compito e questo consentiva alle residenze, da quelle più piccole a quelle più grandi, di funzionare bene. In cucina, in portineria, nell’orto e nel giardino erano attivi i fratelli, mentre in chiesa, nelle piazze per le prediche, in classe per le lezioni c’erano i padri. Ognuno aveva anche i propri incarichi “esterni” e legati alle varie opere, come i collegi, le congregazioni di Preghiera, l’Apostolato della Preghiera, ma anche interni alla casa come l’estensore della historia domus, il prefetto della salute. Un membro della comunità era deputato alla lettura durante i pasti. Padri e fratelli ascoltavano brani della Bibbia e del Vangelo, vite di Santi ma anche notizie dalla Provincia.

La fonte

La fonte di questa puntata è conservata tra le carte della residenza di Bassano del Grappa, nel fascicolo relativo alla corrispondenza e alla vita della comunità, ma si tratta di documenti molto comuni che si possono trovare anche per molte altre residenze, sia nel XIX che nella prima metà del XX secolo.

Spesso sono carte sciolte, lettere, documenti a stampa raccolti, fascicoli dal titolo eloquente: “da leggere a tavola”: avvisi, comunicazioni da parte del Provinciale a tutta la Provincia, necrologi di confratelli, lettere del Generale.

Grazie a queste carte oggi possiamo sapere con precisione quali fossero le letture ascoltate dalla comunità di Bassano riunita in refettorio, dopo aver pregato nella cappella. Il momento dei pasti infatti vede riunita tutta la comunità: padri e fratelli durante il giorno hanno incarichi molteplici che spesso li portano fuori di casa per lezioni, commissioni e apostolato. A tavola dunque è il momento migliore non solo per informare i confratelli ma per riflettere insieme.

Gesuiti in ascolto

Entriamo nella casa di Bassano del Grappa, sediamoci virtualmente nel refettorio, al tavolo dove padri e fratelli stanno mangiando e ascoltiamo gli avvisi che di volta in volta legge il gesuita incaricato.

Le letture accompagnano i pasti sia in tempo di pace che negli anni della guerra.

È il 17 ottobre 1944 quando il Provinciale, p. Domenico Bianchini, invia una lettera “da leggere a tavola” per essere vicino a tutti i suoi confratelli:

L’impossibilità di visitare, almeno finché dura la presente situazione, le singole case della Provincia e della vicina Missione Albanese i fa sentire più vivo il desiderio di intrattenermi con Voi tutti per lettera per comunicarvi le principali notizie della Provincia […] incursioni aeree danneggiano gravemente la villa San Ignazio di Trento, che ospita i Nostri con parecchi amici sfollati dalla città e la residenza di Parma. […] 13 maggio è colpito il Collegio di Brescia da tre o quattro bombe dirompenti che distruggono la palazzina dei Padri e l’attigua chiesetta di S. Marco, sconnettendo pareti, porte e finestre anche in altre parti del Collegio. […] Una nuova incursione colpisce e distrugge quasi interamente il Leone XIII che s’era appena riadattato in qualche modo con la speranza di riaprirlo per l’imminente anno scolastico.

Finisce la guerra e il Provinciale scrive di nuovo a tutti i superiori chiedendo di leggere a tavola una lettera riguardante le direttive per il referendum del 2 giugno, da cui sarebbe nata l’Italia Repubblicana.

[…] da alcune case mi si chiede una norma direttiva circa il referendum istituzionale del 2 giugno prossimo. Le faccio noto che, avendo io rivolto analoga domanda alla nostra Curia di Roma, mi si risposte che né la S. Sede né il Rev. P. Vicario intendono di consigliare piuttosto l’una che l’atra delle due forme istituzionali. Soltanto il R. P. Assistente osserva che – a quanto è dato prevedere – la stragrande maggioranza dei Vescovi italiani non voterà certo per la repubblica, la quale per mancanza di potere supremo che sia estraneo e superiore ai partiti potrebbe più facilmente riservare qualche brutta sorpresa, qualora il governo passasse nelle mani di qualche partito di sinistra. Ad ogni modo cioè che più conta è che dalle votazioni del 2 giugno escano, quali delegati del popolo alla Costituente, il maggior numero di uomini onesti, capaci e bene intenzionati che diano all’Italia una Costituzione fondamentalmente cristiana e quanto più possibile adatta alle necessità del nostro Paese e dei tempi nostri.

Sei mesi più tardi, il 15 novembre 1946, viene data lettura di una lettera che il Provinciale ha ricevuto e che inoltra a tutta la Provincia per informarla della situazione in Albania.

Il 28 sera, festa del Cristo Re, verso le 19 in Casa nostra a Tirana hanno arrestato il p. Meshkalla e contemporaneamente il Parroco, Don Stefano Kurti. Qualche giorno prima è stato arrestato a Scutari il fr. Pantalia. I motivi dell’arresto non si conoscono: per i primi due pare sia il Circolo o Oratorio che tenevano. A Tirana è rimasto il solo P. Giadri col M. [maestro, gesuita in magistero] Topalli. Il fr. Radovani si trova con mons. Volaj a Nenshati. Il P. Troshani, rasa la barba e tolta la veste dei sacerdoti orientali è oggi vice parroco a Merqinje (diocesi di Alessio). I padri Karma e Tuci in non so quale parrocchia.

A Scutari lo scorso ottobre sono stati ordinati tre sacerdoti. Pochi giorni dopo la prima Messa uno è stato messo in carcere, gli altri due obbligati a prestare il servizio militare. A Tirana, perché durante l’imposizione delle mani i Sacerdoti tennero sospesa la destra, questo atto venne interpretato come un saluto fascista e furono quindi sottoposti a interrogatori.

Si tratta del racconto dei drammatici mesi della persecuzione dei religiosi già funestati dall’assassinio di p. Fausti insieme agli altri martiri albanesi. Altri gesuiti invece vengono incarcerati proprio in quel periodo e condannati ai lavori forzati per lunghi anni prima di poter far ritorno in Italia come nel caso di p. Gardin liberato solo nel 1955.

Ci sono però anche informazioni di altro tenore, ad esempio l’avviso per inviare notizie dalla comunità alla Curia Provinciale perché vengano pubblicate sulla rivista “I Gesuiti”, rivista della Provincia Veneto – Milanese. Una lunga lettera viene letta in occasione della morte del Vicario del Generale, p. Alessio Magni. Altre comunicazioni riguardano la preparazione del catalogo annuale, a cui dedicheremo una puntata prossimamente, le preghiere per le nuove vocazioni, anniversari, le date dei corsi di esercizi spirituali.

Il momento dei pasti nelle odierne residenze

Quello dei pasti è uno degli aspetti oggetto delle riforme del Concilio Vaticano II e sintomo del cambiamento dei tempi. Oggi infatti nelle comunità non si ascoltano più brani durante il pasto ma si mangia tutti insieme conversando, le comunità in questo non sono diverse dalle famiglie. Il pranzo e la cena sono momenti di convivialità in cui padri e fratelli possono aggiornarsi a vicenda sulle loro giornate, i loro apostolati.

Anche oggi però capita che la comunità debba essere informata e spesso è proprio il momento del pasto quello prescelto: la comunità attende che il superiore o il ministro preghino chiedendo di benedire il cibo che stanno per mangiare. A questo punto vengono dati gli avvisi: sulla presenza di ospiti a tavola, sulle necessità della giornata, sui gesuiti che stanno per lasciare la comunità per una nuova destinazione – questo avviene generalmente tra i mesi di agosto e settembre – sui gesuiti appena arrivati. In questi casi si organizza un momento di commiato e di benvenuto.

La scelta di trasformare il momento del pasto in un momento di convivialità sembra ha contribuito a rendere il clima nelle comunità più familiare.

Maria Macchi