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La rivista dei novizi

Copertina della rivista Il Pino dei novizi gesuiti - Archivio Storico - Gesuiti, Provincia Euro-Mediterranea

In tempo di guerra, minacciati dai bombardamenti, alcuni novizi e scolastici diedero vita ad una rivista per allietare la comunità. In ogni numero sono presenti articoli, filastrocche, freddure e illustrazioni.

Si chiamava “Il Pino” ed è stata la rivista del noviziato della Provincia Romana dal 1944 al 1951. È stata il prodotto della creatività di tante mani e non ha mai conosciuto la dignità di stampa.

Non provate a cercarla sull’Opac sbn, perché non la trovereste, del resto non è neppure presente nell’elenco delle riviste possedute dal nostro archivio. La ragione di questa assenza è semplice: si tratta di una rivista interamente manoscritta, probabilmente prodotta solo in un esemplare alla volta. Non è era neanche ciclostilata come invece era avvenuto per i primi numeri de “Il Mondragone”, destinati comunque ad un numero di convittori più numeroso. Solo alcuni numeri de “Il Pino” i più recenti, presentano articoli battuti a macchina, ma le illustrazioni sono sempre realizzate e colorate a mano.

“Il Pino” è a tutti gli effetti un documento e si trova tra le carte del noviziato nel fondo della Provincia Romana. Sfogliandola si trovano numerosi disegni a pastello che rallegrano le pagine: scorci dei paesaggi che si ammiravano dal noviziato, caricature di novizi e gesuiti, riflessioni di futuri padri e fratelli. A proposito di paesaggi: il nome della rivista è legato proprio al panorama che i novizi vedevano dalla finestra. La residenza di Galloro che all’epoca ospitava il noviziato della Provincia Romana, era circondata da pini marittimi e questo ha ispirato i redattori della rivista, come affermano essi stessi in apertura del primo numero. Potete osservare gli alberi e la facciata del Santuario di Galloro che accompagnano la puntata di oggi. Per alcuni anni ha cambiato nome in “Ai Monti”.

Entrare in noviziato durante la guerra

Questa rivista racconta molto della vita quotidiana dei novizi del tempo. Non abbiamo molte informazioni sulla sua nascita, forse è stato un espediente trovato dai novizi e dai loro superiori per distogliere il pensiero dal dramma della guerra che si stava consumando. Il noviziato era un luogo separato dal resto del mondo e per questo circondato da un grande parco. Nonostante il tentativo di padri e fratelli di proteggere i novizi – ricordiamo che all’epoca si poteva entrare in noviziato a quindici anni, quindi minorenni – questi avrebbero comunque toccato con mano l’orrore del conflitto. Il noviziato di Galloro infatti era continuamente minacciato da continui bombardamenti e dalle incursioni dei tedeschi che avrebbero portato via molte provviste. Poi nel 1944 tutta la comunità viene trasferita per ragioni di sicurezza al Gesù di Roma, dove arriva dopo un lungo viaggio a piedi, salvando suppellettili e oggetti su un carro trainato dall’asinella della comunità: Checchina. La scelta si rivelò salvifica, infatti il noviziato fu colpito dai bombardamenti e in parte distrutto.

La vita in noviziato

La vita in noviziato, sebbene semplice non è però priva di umorismo, creatività e momenti di svago. Ce lo raccontano molto bene le vignette, le scene di vita vissuta, le caricature. Ogni occasione è buona per scrivere un articolo: le freddure di Delmirani, le abilità del cuoco ciociaro – di cui non è dichiarata l’identità – che fissa l’acqua in attesa che bolla, la disavventura dello scolastico Giacomo Martina – che decenni più tardi sarebbe diventato un apprezzato storico gesuita – punto da un pappatacio.

In uno dei primi numeri i novizi immaginano di visitare la Galleria degli Uffizi il 25 luglio del 2000 e illustrano le varie opere di fantasia: “Sbadiglieria” che raffigura il busto di p. Giammartina [versione satirica del giovane Giacomo Martina] celebrato come “professore di sbadiglieria alla Pontificia Università Gregoriana”.

Anche il sospirato arrivo del catalogo, che ancora oggi annualmente viene preparato e distribuito da ogni provincia, merita il suo spazio nella rivista. Non si tratta però del catalogo del 1944 ma di un catalogo immaginario che vede novizi e scolastici cresciuti e ormai impegnati nel loro apostolato: c’è chi è diventato Provinciale, chi assiste gli scout, l’onnipresente p. Martina insegnante di lingue antiche, chi ha lasciato la Compagnia per farsi certosino e chi è addirittura stato nominato Cardinale.

Vignetta sulle case soppresse estratta dalla rivista "Il Pino" dei novizi gesuiti - Archivio Storico - Gesuiti, Provincia Euro-Mediterranea

Alla fine di molti numeri ci sono indovinelli e sciarade, le soluzioni si trovano nel numero successivo. Qualcuno scrive il finto necrologio di p. Massimo Taggi, datandone la morte al 1985, mentre il gesuita sarebbe sopravvissuto a quella profezia di diversi anni, è deceduto infatti nel 2010. In un altro numero fr. Zanca scrive un piccolo articolo su come costruire una radio in casa, disegnando anche lo schema.

Non mancano anche le pagine dedicate alla cronaca seria: scolastici, padri e fratelli in arrivo ad Ariccia, gite, aggiornamenti sulla guerra.

Gli scolastici non firmano mai gli articoli con il proprio nome ma con soprannomi, spesso molto buffi: “Uno di noi”, “Magia”, “Fra Cosa”, “Iter”, “Tam”, “Pirre”, “Fasulin”.

Estratti dalla rivista

Anche se i novizi sono stati protetti il più possibile dalla realtà circostante hanno visto con i loro occhi il dramma della guerra. Leggiamo un piccolo estratto da uno dei numeri de “Il Pino” quello del mese di agosto del 1944 in cui un membro della comunità racconta cosa ha visto durante una passeggiata

Lungo la via di Rocca di Papa, alla Legnara, dove prima siamo passati tante volte, indifferenti e veloci, senza fermarci, ho trovato, tornando, un cambiamento piccolo ma grande. L’ho visto di sfuggita la prima volta, dal camion che mi riportava a Galloro dopo cinque mesi di assenza, ci sono tornato nel primo passeggio [nei momenti in cui era consentito fare una passeggiata], e più volte in seguito, attirato da un fascino misterioso. In un angolo della radura, dove il prato sta per ritornar bosco, è sorto un piccolo cimitero, ormai quasi per intero nascosto dalle erbe che tutto ricoprono. Rozze croci, foggiate da mani rudi, forse tra il rimbombo delle cannonate, sormontano i piccoli tumuli. I nomi dei caduti, incisi su tavolette di legno, stanno per essere cancellati dalla pioggia e dal tempo. Si leggono a fatica. Che importa? Sulla maggior parte delle fosse c’è anche l’elmo […] ora rovinato dalle schegge e forato dalle pallottole. Tra poco, del cimitero si vedrà solo la grande croce, che domina e insieme protegge chi riposa sotto la sua ombra. […] Giovani strappati dalle loro case, nell’epoca più bella della vita, a 20 anni, condotti a morire lontano, senza che la mamma fosse lì a consolarne i dolori, a assisterne l’agonia. […] D’improvviso passano sul mio capo con il loro rumore cupo, monotono, assordante centinaia di quadrimotori. Dove vanno? Quante città, quante case distruggeranno? Quante vite umane falceranno? Il rumore continua, si indebolisce, si spegne del tutto. Torneranno tra quattro o cinque ore, ebbri di vittoria, di sangue, di strage.

Noviziati di altre province

Al momento non sono state trovate riviste o espedienti di questo tipo portati avanti negli altri noviziati delle storiche province italiane. Tuttavia gli altri fondi sono in corso di riordino e non è escluso che altre iniziative simili siano state portate avanti anche a Lonigo, ad Avigliana, a Portoré, a Villa Melecrinis, a Bagheria, questi i luoghi dove hanno avuto sede alcuni dei noviziati delle storiche province italiane.

Nelle puntate precedenti però abbiamo notato altre peculiarità di questi noviziati, come quello di Napoli dove venivano registrati i beni che ogni novizio portava con sé. Altri documenti ci parlano invece dei ragazzi arrivati in noviziato direttamente dal collegio. Oppure il biglietto realizzato dai “filosofi” – i gesuiti alle prese con il ciclo di studi in filosofia a Portorè, che nel 1904 scrissero un biglietto di auguri ad un gesuita che compiva cinquant’anni di vita religiosa.

Maria Macchi