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I gesuiti italiani durante la Seconda guerra mondiale

Prima pagina della historia domus del Noviziato della Provincia Romana, 1943-1945 - Archivio Storico - Gesuiti, Provincia Euro-Mediterranea

Come hanno vissuto i gesuiti italiani la Seconda guerra mondiale, i lunghi mesi di occupazione e i bombardamenti? Cosa emerge dalle fonti d’archivio? 

“Di finir la guerra non se ne parla”

Possiamo conoscere le risposte a queste domande grazie alla ricerca portata avanti negli ultimi anni dalla Dottoressa Laura Di Fabio, ora pubblicata per la casa editrice Viella. Storie di gesuiti nell’Italia occupata. Con estratti dai diari di casa della Compagnia di Gesù (1943-1945), Roma, 2026.

Grazie all’apertura del Pontificato di Pio XII, voluta da Papa Francesco a partire dal 2 marzo 2020, sono oggi disponibili per la ricerca storica le carte prodotte fino all’ottobre del 1958, quando Pio XII morì.

La studiosa ha deciso di analizzare in modo particolare il periodo dell’occupazione, quindi dall’8 settembre 1943 fino alla fine del conflitto, per indagare come sia cambiata la vita dei gesuiti nelle comunità, quale apporto abbiano dato alla popolazione padri e fratelli, che differenze ci fossero nei vari territori italiani. L’originalità del testo non riguarda solo gli aspetti metodologici ma anche la scelta di pubblicare direttamente le fonti.

Il libro infatti è diviso in due parti: nella prima troviamo un lungo saggio che presenta la situazione delle residenze italiane durante l’occupazione, contestualizzandola rispetto al conflitto bellico e alla storiografia su questo tema. Nella seconda parte invece l’autrice presenta diversi casi di studio attraverso i diari di casa di diverse residenze. Il lettore potrà quindi visionare direttamente la fonte, trascritta e corredata da un ricco apparato critico. La ricercatrice ha svolto le proprie ricerche non solo nel nostro archivio ma anche in ARSI, nell’archivio storico del Pontificio Collegio Germanico Ungarico e in quello della Specola Vaticana.

I casi di studio

I casi di studio prendono in considerazione residenze del centro e Nord Italia dove l’occupazione è durata più a lungo. La ricercatrice ha studiato in modo particolare, per la Provincia Romana il collegio dei Nobili di Villa Mondragone a confine tra Monte Porzio Catone e Frascati, l’Istituto Massimiliano Massimo, all’epoca presso la Stazione Termini, il Collegio Germanico Ungarico a Roma, il noviziato a Galloro, la residenza di Firenze ed il Ricreatorio S. Giuseppe; per la Provincia Veneto – Milanese sono state prese in considerazione la residenza di Gallarate, l’Antonianum e la sede della Curia entrambe a Padova.

La prospettiva “interna” fornita dai diari di casa è stata ulteriormente amplificata dai diari personali di due gesuiti della Provincia Romana: p. Giuseppe Massaruti, all’epoca docente al Massimo – da cui è tratta la frase “Di finir la guerra non se ne parla” e p. Audace Bellincampi, gesuita presso la parrocchia di S. Roberto Bellarmino.

Il lettore potrà quindi immergersi negli eventi dei lunghi venti mesi di occupazione nazi fascista dell’Italia consultando direttamente le fonti trascritte, guardando il fronte spostarsi nel corso dei giorni e dei mesi. 

Un’altra pubblicazione sul tema

Oltre al libro di Laura Di Fabio, in questi giorni è uscito anche un volume frutto della collaborazione degli archivisti dell’Assistenza Europea della Compagnia di Gesù: The Second World War through Jesuit Archives: The Case of Europe (1939–1945), 2026. Ciascun archivio ha infatti presentato una panoramica dei fondi che conserva e dove si possono trovare informazioni e fonti specifiche sui gesuiti durante la Seconda guerra mondiale. Anche se in questo caso il libro è più simile ad uno strumento da sala studio ha comunque un taglio divulgativo. Inoltre ogni archivio ha presentato fotografie, documenti e oggetti che il lettore può vedere riprodotti nel libro. Per quanto riguarda il lavoro collettivo degli archivisti durante la Seconda guerra mondiale è possibile visionare una mostra online organizzata dall’archivio della Provincia della Gran Bretagna, grazie ai contributi di tutti gli archivi che hanno partecipato all’iniziativa.

Le fonti

La Seconda guerra mondiale ha lasciato traccia in ogni tipologia documentaria. Le historiae domus scritte tra 1940 e 1945 raccontano di bombardamenti, allarmi anti aerei, delle difficoltà quotidiane incontrate dalle comunità, ovviamente in modo diverso a seconda dell’anno e della collocazione geografica della comunità.

La linea Gustav infatti segna un confine tra le residenze che si trovano nei territori liberati e quelle sotto occupazione nazi – fascista. Alcune di queste saranno anche occupate dai militari: inizia così una difficile convivenza forzata tra comunità gesuitica e soldati, come nel caso di Gallarate.

Anche la corrispondenza dei Superiori ci racconta la quotidianità, fatta spesso di mancanza di luce, coprifuoco, organizzazione dei viveri e dell’accoglienza per gli sfollati. Quando si pensa alle fonti dobbiamo considerare che siamo in un’epoca in cui il telefono è ampiamente utilizzato nella vita quotidiana e che spesso, soprattutto nelle grandi città, è possibile che per ragioni di sicurezza i gesuiti abbiano preferito incontrare di persona autorità o persone, più che destinare loro una lettera. 

Fonti utilissime sono i diari di casa che giorno dopo giorno raccontano i bombardamenti, soldati che vanno e vengono, truppe che occupano la casa poi se ne vanno portandosi via suppellettili e cibo, altre truppe che si impossessano delle camere a distanza di pochi giorni.

Sono pochi invece i diari personali, una fonte che alcuni gesuiti tenevano per abitudine personale e che non sempre è giunta fino a noi. Tra i diari utilizzati dalla ricercatrice ci sono quelli di p. Giuseppe Massaruti, di p. Audace Bellincampi. Non quello di Lorenzo Rocci che viveva a Villa Mondragone durante gli anni della guerra, poiché il suo diario si ferma al 1933.

La vita delle comunità tra 1943 e 1945

Nonostante le difficoltà legate alla guerra abitassero già comunità e collegi, è dall’armistizio che la situazione precipita. Infatti l’occupazione nazi-fascista interesserà anche molte residenze della Compagni di Gesù. I gesuiti sono consapevoli dei rischi che corrono eppure scelgono in molti casi di aprire le proprie residenze alla popolazione. A Frascati dopo un drammatico bombardamento che distrugge gran parte del centro storico gli abitanti del paese si rivolgono al Collegio dei Nobili di Villa Mondragone. I gesuiti ospitano fino a novecento sfollati nelle settimane e nei mesi successivi, nascondendo anche alcuni ebrei.

Il Collegio non è ufficialmente occupato, ma le truppe tedesche sono attendate in giardino e i soldati più alti in grado visitano di frequente il collegio. Il Padre Rettore preferisce fare buon viso a cattivo gioco, come riferisce lo scolastico Alberto Parisi che compila il diario di casa, è uno dei pochissimi casi in cui conosciamo il nome del compilatore del diario di casa. 

Le cronache sono spesso puntuali e rigorose: i compilatori delle fonti sono particolarmente consapevoli del momento storico che stanno vivendo e ce lo restituiscono con lucidità.

Una delle residenze occupate è stata quella di Gallarate. I militari requisiscono un intero piano e la convivenza tra la comunità religiosa ed i militari risulta difficile fin da subito. I Superiori si raccomandano con i confratelli per garantire la loro incolumità e perché abbiano meno contatti possibili con i rumorosi “inquilini”. Una nota datata 13 aprile 1944 e trovata all’interno del diario di casa di Gallarate è particolarmente esplicativo del clima che si respirava in comunità:

Norme che il p. Ministro richiama alla memoria e all’osservanza dei fratelli filosofi

  1. In biblioteca le finestre lato occupazione restino a saracinesche abbassate
  2. Non si passeggi sulla terrazza centrale
  3. Durante gli allarmi notturni vige il silenzio, si stia tranquilli in camera o se si crede si scenda in rifugio o in giardino, senza chiasso per i corridoi, luci spente.

L’apostolato dei gesuiti non si ferma con la guerra ma si moltiplica per portare assistenza a chi ne abbia più bisogno. Viene data assistenza ai militari sbandati dopo l’8 settembre che spesso chiedono vestiti per non essere arrestati, nel collegio di Padova ci sono attività clandestine a favore della Resistenza, si accolgono persone perseguitate, sfollati. I bombardamenti colpiscono numerose residenze in tutta Italia, alcune vengono rase al suolo, come il Leone XIII a Milano, altre sono sventrate e risultano inagibili come il noviziato di Galloro o il Collegio Arici a Brescia, altre riportano danni contenuti ma che comportano comunque spese costose: a Villa Mondragone saltano tutti i vetri delle finestre per una bomba esplosa in giardino. Proprio di ritorno da un ritiro p. Amadori muore a Firenze, durante il bombardamento del 25 settembre 1943.

Queste prime due pubblicazioni ci offrono differenti prospettive sul complesso periodo storico vissuto dai gesuiti italiani e sulla mole di testimonianze disponibili per studiarlo.

Maria Macchi